LA MIA STORIA

Fabio Saccomani nasce a Livorno nell’anno del Signore 1986.

La sua nascita, annunciata dai più importanti testi sacri e da una serie di stelle comete, purtroppo è passata in secondo piano a causa di eventi disastrosi come Chernobyl e il gol di Maradona.

INFANZIA E PROBLEMI FAMILIARI
Terzo figlio di una famiglia di imprenditori, il padre dirige la piccola azienda edile di famiglia insieme alla madre.  

Sono abili venditori e lavoratori indefessi, ciononostante la famiglia sente il progressivo declino dell’edilizia passando da una condizione agiata a una molto più modesta. Questo impoverimento coincide guarda un po’ con la venuta al mondo di Fabio, che viene perciò superstiziosamente odiato dai suoi familiari. 

Lavorando tutto il giorno, i genitori sono scarsamente presenti e quando ci sono fanno danni educativi. La madre lo ha rimpinzato di merendine al punto da farlo ingrassare come un piccolo maiale dalla carnagione rosa shocking; il padre ha proposto e imposto il modello maschile fallico fatto di narcisismo e seduzione pansessuale. Mamma ansiosa-depressiva e papà performativo, non essendo mai a casa,  devono affidare il terzogenito ai fratelli maggiori, entrambi sbandati e drogati. La crescita di Fabio, la sua salute mentale e il suo benessere sono stati così irrimediabilmente impediti.

Dal lato paterno, il bisnonno, il nonno, lo zio sono tutti stati pastori protestanti battisti. Andavano nelle piazze a evangelizzare, pieni di esaltazione religiosa e spirito messianico. Cantavano e suonavano e poi utilizzavano le tecniche e le capacità oratorie per propagare il messaggio cristiano in chiave battista: il paradiso è una condizione che va costruita sulla terra tramite la lotta. Sposando l’analisi marxista, organizzavano manifestazioni e scioperi. Fabio ricorda le numerose riunioni familiari in cui padre e zii, ipertesi e testosteronici, si lanciavano in litigate furibonde a sfondo religioso e paventavano una seconda occupazione di Munster e la fondazione della Nuova Gerusalemme.

Questi tratti familiari spiegano molto del modo in cui Fabio è approdato all’arte e sul tipo di spettacolo che fa. Fabio tuttavia conoscerà questi aspetti soltanto molto tardi, quando già aveva iniziato la sua carriera di spettacolo. Gli vengono raccontati dalla nonna paterna, poco prima di morire, e questo sarà per lui un momento decisivo (e anche per la nonna).

ADOLESCENZA, SCUOLA E ALTRI ORRIBILI TRAUMI
Come abbiamo visto, Fabio Saccomani non è nato giullare. Come tutti gli altri bambini è stato mandato a scuola affinché imparasse la competizione e l’individualismo a scapito degli altri, ovvero ad essere un soggetto economico.

Cresce perciò a Livorno, ed ivi svolge tutto il percorso scolastico fino alla fine del liceo scientifico. Ricorda l’esperienza della scuola dell’obbligo come “un luogo di coercizione e tortura”, dal quale “[è] sopravvissuto per miracolo”. 

Ha nutrito e nutre ancora un profondo odio per alcuni suoi insegnanti e spera un giorno di averli nel pubblico per palesare il suo rancore in terribile vendetta. Persone semplici e incolte, i suoi professori hanno cercato in tutti i modi di abbassare il suo ego, sortendo altresì l’effetto opposto e sgradevole di aumentarlo e radicalizzarlo a dismisura.

 

Del tutto diverso invece il percorso universitario. Si trasferisce a Firenze e poi a Roma dove si laurea con pieni voti e diversi baci accademici in tutto il corpo in Sociologia e poi Semiotica, sviluppando e accrescendo la sua passione per il linguaggio e la capacità oratoria. Dell’università ricorda con simpatia alcuni professori e scarsissimi colleghi. Pieno infatti del summenzionato ego smisurato, tendeva a disprezzare i suoi compagni e a dimostrarne costantemente l’inferiorità intellettuale, trasferendo così il suo bisogno di essere visto dai genitori ai professori. Questo gli ha causato un vasto numero di risse e di accoltellamenti, del più famoso dei quali conserva una vistosa cicatrice sul collo.  

PENE D'AMORE E ALTRI LAVORI
Altro ambito che gli ha causato cicatrici e dolori è quello amoroso. Con una madre depressa e un padre narcisista, le sue relazioni non potevano che essere terribili.  

I quattro psichiatri che lo hanno curato durante gli anni descrivono i suoi rapporti come “un tentativo costante di curare la madre e di uccidere il padre per accoppiarsi [con la madre, ndr]”.

I suoi amici più stretti, preoccupati per l’andamento della sua situazione sentimentale e pieni dei più nobili intenti, hanno provato a picchiarlo ma la situazione non è migliorata. I più intimi sanno che ha amato una persona, il problema è che lei non lo sa. In ogni caso i problemi amorosi si sono notevolmente attenuati con l’arrivo di una forma piuttosto impedente di ipocondria.

POLITICA E RELIGIONE
Spirito inquieto, mentre eccelleva negli studi Fabio ha: fatto politica e attività nel quartiere, dove ha diretto un corso di teatro per giovani svantaggiati;  

attivato un gruppo locale di Greenpeace con cui poi è stato attivista per le attività subacquee; suonato in gruppi musicali; attivato un laboratorio di scultura con materiali raccolti sulle spiagge; coordinato un centro di accoglienza; 

coordinato progetti sociali per il quartiere comprendenti cene in piazza, attività con bimbi, progetti di contatto carcer-scuole; aperto e gestito un bed&breakfast; aperto una libreria a vocazione scientifica a Roma; viaggiato in tutto il mondo; apicoltura; taglialegna; arrampicata; ecc...

Ultimati gli studi, Fabio rifiuta l’offerta di dottorato, stanco ormai dell’ambito accademico da lui giudicato ampolloso e sterile, e si dedica alla libreria asSaggi. Lavora poi al coordinamento di un progetto europeo per un’azienda fighetta di Roma come consulente esperto. Lo scopo era progettare e svolgere una campagna di sensibilizzazione sul tema ambientale: doveva convincere le persone a emettere meno CO2. Il progetto dura tre anni, ma dopo un anno di confernce called elevator pitchsi è licenziato. Fattore decisivo del suo cambiamento di vita è stato l’aver letto il bellissimo romanzo Q del collettivo Luther Blissett, che lo ha profondamente colpito. Fabio ha sentito il bisogno di autorizzare la sua inquietudine.

LE FATICHE DELL'ESSERE UN GRANDE ARTISTA
Inizia così, nell’ottobre 2014, la sua vita da artista, tutt’altro che in discesa. Per prima cosa va al semaforo con due bastoncini per bolle e un po’ di sapone regalato.

Poche settimane dopo va nei parchi e fa dei proto-spettacoli per i bimbi, fa animazioni e inventa il labollatorio, un laboratorio di bolle su principi montessoriani.

La cosa ha un successo straordinario, e consente a Fabio di investire sullo sviluppo di un kit delle bolle che negli anni migliora fino a renderlo un prodotto richiesto da diversi distributori (progetto a cui rinuncia per non dover delocalizzare la produzione in Paesi a basso costo di manodopera). Comincia a girare l’Italia facendo spettacoli di bolle e laboratori. Già in questa fase esce con decisione la capacità oratoria, che lo distingue e caratterizza.

Questo percorso, nato come forma di evasione, va sempre meglio. Fabio inizia a scoprire un talento nel fare spettacolo e decide di investire tempo, denaro e energie per migliorare. Progressivamente assume il nome di Mastro Bolla e si professionalizza. Nel 2016 si trasferisce in Toscana e produce lo spettacolo Prodigi Bollistici, spettacolo di bolle di sapone, che vende in numerosi festival italiani.  

Il suo personaggio è sempre più definito: un parlatore forbito e satirico che utilizza le tecniche e gli effetti come pretesti per ingaggiare una relazione spiazzante e comica col pubblico. In questo senso è chiara la sua vocazione alla giullarata, non in senso filologico ma così come viene descritta da Dario Fo (le cui opere hanno accompagnato l’adolescenza di Fabio), ovvero come una forma di spettacolo implicitamente politica e sovversiva. La strada come territorio di agitazione, verso un’arte schierata e non consolatoria.

Collabora con la Compagnia Ribolle e inizia un percorso di formazione. I suoi formatori sono stati tra gli altri Renzo Lovisolo, Peter Weyel, Jean Meningue, Rita Pelusio, Domenico Lannutti, Leo Bassi, Michael Margotta.  

Nell’estate 2017 ha ormai messo a punto lo spettacolo Bolle per Adulti, sacrifici umani e altre crudeltà. La sua vocazione per il parlato, la satira politica e la provocazione escono chiaramente in questo spettacolo, dove le bolle di sapone sono ormai soltanto due, e lasciano il posto a tante altre tecniche e fantasismi. Lo spettacolo viene apprezzato e gira in moltissimi festival. Sempre nel 2017 Fabio collabora con Peter Weyel dal quale viene ingaggiato per uno spettacolo di teatro in Germania. Mastro Bolla è sicuramente stretto per le sue capacità: i suoi spettacoli vanno ben oltre le bolle e sono apprezzati da tutti i tipi di pubblico

Sempre nel 2017 produce lo spettacolo Fallocidio, uno spettacolo provocatorio di satira performativa grottesca. Si tratta di una satira sul fallocentrismo ma che si svolge quasi interamente da nudo.

Nel 2018 Fabio avvia una nuova fase: dopo aver portato a compimento Mastro Bolla con lo spettacolo di bolle di sapone e i kit delle bolle, adesso si dedica a proporsi come Fabio Saccomani e non identificandosi più soltanto con le bolle, ma con tutte le tecniche che servono da contorno all’interazione col pubblico. La sua forza sta proprio nell’interazione, nell’eloquio e nella dialettica, ma anche nella capacità di scelta e trattazione di temi di attualità sociale e politica. Bravo nell’improvvisazione e anche nel visuale, adesso sono in produzione due spettacoli: uno senza parole e uno di satira per il teatro.

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